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Il comune di Casalborgone appartiene a: Regione Piemonte - Città metropolitana di Torino

Storia

La prima attestazione scritta di un insediamento nell'attuale territorio di Casalborgone risale a un diploma, redatto il 7 maggio 999, con cui il vescovo di Vercelli ottenne dall'imperatore Ottone III, oltre ai possedimenti confiscati ad Arduino d'Ivrea, la conferma di altre località, alcune situate nell'area collinare a sud del Po, già precedentemente concesse all'episcopato vercellese. Fra queste, con Radicata, Radicatella, luoghi scomparsi nei pressi di San Sebastiano Po, viene menzionata Trebledo. Sorgeva sulle rive del torrente Leona nell'odierna parte orientale del comune di Casalborgone, come conferma il nome della chiesa del cimitero (S. Maria Trebea), edificata proprio in quest'area e un tempo antica parrocchia, che ha tramandato nei secoli il toponimo dello scomparso abitato: Trebea. L'esistenza di un abitato, su un percorso stradale collegato alla città di Industria (Monteu), é testimoniata nel I secolo d.C. da alcuni ritrovamenti archeologici dei quali il più cospicuo è l'epigrafe sepolcrale dedicata dai figli al seviro Terzo Bresio, rinvenuta a cascina Gallo in Val Caramellini e registrata in una scheda manoscritta da Gian Tommaso Terraneo nel 1770.

In una pergamena del 1265, conservata a Chivasso, si usa per la prima volta il toponimo Casale Bergonis. L'abitato certamente era sorto già prima dell'anno Mille, sulla sommità del colle che domina la valle, come conferma il nome dialettale rimasto al centro storico di Casalborgone "'l Leu", vocabolo derivato dal latino locus attribuito a partire dal X secolo ai piccoli villaggi rurali. Era un agglomerato di capanne circondate dai ricoveri per i raccolti e i recinti per gli animali che, proprio per queste caratteristiche, come molti altri centri delle nostre campagne prese ad essere chiamato "casale", aggiungendovi il nome proprio del suo presunto proprietario - Bergo-Bergonis - latinizzazione di un nome di origine germanica, ormai in disuso, tramandatosi dai tempi delle occupazioni gote e longobarde. Dovranno trascorrere altri secoli prima che sorgano il castrum planum, il castello e il centro incastellato. Un'errata pronuncia cittadina trasformò nei secoli la dizione "Casale di Bergone" in Casalborgone che divenne il nome ufficiale del paese.

Agli inizi del '200 a Trebea possedevano beni e diritti signorili (concessi dal marchese di Monferrato, al quale il luogo era stato confermato da Federico I nel 1164), domini che portavano il nome del luogo: signori di Tribia. Ma già erano insidiati da un altro gruppo familiare forte e agguerrito che, acquistata rapidamente potenza politica ed economica, prese il sopravvento. Erano i Cocconato, signori del luogo omonimo, anch'essi vassalli del marchese di Monferrato, documentati a partire dal 1148 in posizioni di rilievo presso il vescovo e il comune di Vercelli e il vescovo di Asti.
Da un documento dell'anno 1224 è attestata l'esistenza a Trebea, (contemporaneamente ai signori di Tribia detentori di diritti giurisdizionali), di un castello - con diritti su parte del pedaggio e di "albergaria" - appartenente per metà ai comites di Cocconato che condividevano il territorio con i signori dei luoghi di Tonengo, Aramengo, Monteu da Po legati da intrecci parentali ed economici. A queste famiglie signorili e altre vicine geograficamente ove detenevano possedimenti, si unirono i signori di San Sebastiano che avevano ottenuto il titolo comitale e i beni dei signori di Radicata scomparsi dai documenti dopo il 1178. Alla metà del XIII secolo, formarono un consortile, la domus hospicium Radicate, e presero a chiamarsi signori di Radicata. Tale titolo soltanto dal XVI secolo assumerà la forma cognominiale "Radicati".
Nel 1277 è documentato che i Cocconato possiedono l'intero castrum Bergonis sive Trebea e il termine "castrum", che ha soppiantato nei documenti il termine "casale," ci fa comprendere che era avvenuto l'accentramento nel "castrum planum" dei piccoli abitati rurali sparsi, per vicendevole soccorso nel ricetto sotto l'ala protettrice del castello. I minuscoli abitati di Pinerano, Placibello, Lifengo, San Siro e Monteregio, scompaiono. I signori di Tribia si sono trasferiti a Chieri, scompare anche Trebea e si perderà nell'oblio. Dal XIV secolo sarà citato unicamente il nome della sua chiesa nei documenti ecclesiastici.
Nel corso del XIII secolo l'ascesa politica degli esponenti del Consortile di Radicata è travolgente, occupano importanti cariche presso la corte dei marchesi e le curie diocesane di Ivrea e di Asti e, con Ottone di Tonengo e Uberto di Cocconato, nella curia cardinalizia di Roma. Guidone di Cocconato, figlio di Alemanno, già nominato vicario regio di Parma, fu il primo signore di Casalborgone ad essere definito comes Radicate in un documento stipulato a Casorzo nell'anno 1305 e ottenne dall'imperatore Enrico VII, il 28 dicembre 1310, il riconoscimento del titolo comitale con conferma dei diritti e beni goduti dalla famiglia in Casalborgone e venti altre località. Enrico di Cocconato, fratello di Guidone, e la moglie Isabella che finì la sua vita nel "Leu" nei primi decenni del XIV secolo, ebbero diritto di riposare nel sepolcro di famiglia, nel chiostro della canonica di Vezzolano fondata nel 1095 dagli antichi signori della scomparsa Radicata e di San Sebastiano.
Per oltre quattro secoli si succedettero in Casalborgone i Cocconato del consortile di Radicata, sempre cercando di non soccombere alle mire espansionistiche dei più potenti vicini: i conti di Savoia, il marchese di Saluzzo, i Visconti, alternando ostilità e alleanze, lo stesso marchese di Monferrato tenterà di sottometterli. Già nel 1338 Bonifacio di Cocconato, signore di Casalborgone, dopo aver giurato fedeltà a Giacomo d'Acaia per cautelarsi contro le pretese del marchese di Monferrato su quanto possedeva in dicto loco Castri Bergogni, si trovò a dover fronteggiare Amedeo VI di Savoia il "conte verde" nel frattempo alleatosi con Galeazzo Visconti. Il castello fu occupato ora dal conte di Savoia in guerra con il marchese di Monferrato (1361), ora dal marchese di Monferrato il quale, alleato con il sabaudo, nel 1431, occupò per rappresaglia il castello e le terre di Giovanni di Casalbergone. Con il Savoia che premeva e spadroneggiava ai confini e il marchese di Monferrato che voleva sottometterli, sentirono l'esigenza di porsi sotto la protezione di un potente, fu così che tutti i signori del Consortile di Radicata, nell'anno 1369, fecero aderenza ai Visconti e poi agli Sforza di Milano. Ma il conte di Casalborgone, particolarmente esposto agli attacchi e invasioni del duca di Savoia che già aveva ottenuto tutti i diritti su Chivasso e Verolengo, anziché essere sottomesso e le sue terre occupate ritenne preferibile, nell'anno 1446, stipulare con lui accordi e una convenzione con condizioni che agevolavano i commerci.
Nel 1503 l'Imperatore Massimiliano sottomise i signori del Consortile di Radicata al genero Filiberto II duca di Savoia, concedendogli l'investitura di tutti i feudi. Ma, alla morte di Massimiliano, tutti i signori del Consortile di Radicata, che mai smisero di lottare per la libertà, riottennero la loro indipendenza, castelli, feudi e diritti dall'imperatore Carlo V nell'anno 1530. Però il conte Ranieri di Casalborgone, unico di tutti i signori del Consortile di Radicata, aveva già nel 1504 reso omaggio di fedeltà per castello, villa, ricetto e giurisdizione su Casalborgone al duca di Savoia, il quale ne investì Giovanni e Alamanno, figli di Ranieri. I due rampolli Cocconato nel decennio successivo avevano venduto le loro quote al duca Carlo III di Savoia che a sua volta ne aveva investito il Cavalier Nicolò Balbo di Vernone, con patto di riscatto dopo 100 anni. Fu così che i conti di Casalborgone rientrati in possesso dei loro diritti si trovarono a doverli condividere con altri consignori.

Negli anni successivi si succederanno diversi proprietari: i conti Goveano e il conte Masseratti finché, ritornato nell'anno 1632 il feudo di Casalborgone a Maria Cristina di Savoia per scaduti termini di riscatto, sarà da lei ceduto nel 1638 al conte Mario Broglia. Il conte aveva sposato Caterina San Martino di Agliè, morta nel 1629 lasciandolo vedovo con castelli, beni, ragioni feudali e giurisdizioni su quel contado.
In cambio, alla Madama Reale Maria Cristina di Savoia, che, con la cessione del feudo, castello e pertinenze di Casalborgone, saldava anche un debito contratto dal duca di Savoia Carlo Emanuele I con Carlo Broglia arcivescovo di Torino, andò la sesta parte di Agliè e luoghi annessi. Gli ultimi conti Radicati di Casalborgone, che vivevano ormai in un palazzotto a fianco del castello, erano già morti nella terribile peste del 1630.

Saranno Pietro Luigi Broglia e suo fratello l'abate Tommaso, figli del conte Mario a trasformare, riedificandolo e ampliandolo di tre parti, l'antico castello. I lavori terminarono nell'anno 1658.

Il castello e il titolo di conte di Casalborgone, per il prematuro decesso dell'ultimo discendente dei Broglia, Mario Carlo, morto a Villa Nueva di Lima il 17/4/1896, passarono in successione ereditaria per via materna al nipote Ferdinando Morozzo della Rocca, nominato conte di Casalborgone nell'anno 1902. Ne fu l'ultimo conte non avendo avuto discendenti. Il conte Morozzo, in occasione del matrimonio, aveva fatto integralmente restaurare gli appartamenti del castello che fu infine venduto dai suoi eredi nel 1970 ed è tuttora di proprietà privata.

Casalborgone, giugno 2014
M.Grazia Maistrello Morgagni